Preadolescenti e depressione, quali resistenze e come affrontarle

Cosa possiamo fare noi genitori di fronte ad un problema di depressione in preadolescenza? Quali resistenze ci aspettiamo di trovare e come possiamo aggirarle? Scopriamolo insieme…

Nell’articolo della scorsa settimana abbiamo affrontato la tematica della depressione in preadolescenza ed abbiamo compreso a quali segnali dobbiamo prestare attenzione.

Ci siamo poi soffermati sulla distinzione tra una normale oscillazione dell’umore, tipica e comune in questa fase evolutiva, ed una sintomatologia ripetuta nel tempo e che va ad alterare il normale svolgimento delle attività quotidiane.

In questo post cercheremo insieme di capire cosa fare per aiutare i nostri figli e come aggirare le normali resistenze che un ragazzo può mostrare se soffre di depressione.

Ecco le più comuni…

Io non sono depresso!

La prima cosa da capire, soprattutto quando si parla di preadolescenti ed adolescenti, è che le etichette sono antipatiche ed in genere provocano una reazione di negazione.

Teniamo poi conto che non è affatto facile ammettere di essere depressi…

Se questa affermazione è vera per noi adulti (basta fermarsi un momento e provare ad immedesimarsi…) lo è ancora di più per quanto riguarda i nostri ragazzi!

Ricordiamo infine che fare dei colloqui clinici, anche solo con il pediatra, ed iniziare un percorso di terapia in modo coatto non è mai un buon punto di partenza e rischia invece di rivelarsi controproducente.

La prima cosa che dobbiamo fare risulta allora quella di evitare lo scontro e l’imposizione (ci vai e basta!) e provare ad aggirare il problema della negazione attraverso il dialogo.

La porta della camera è sempre chiusa!

Aprire un dialogo… facile a dirsi ma molto meno a farsi!

Uno dei problemi principali che il genitore di un preadolescente si trova ad affrontare riguarda infatti l’atteggiamento di chiusura quasi totale di quest’ultimo.

Spesso però questo atteggiamento deriva da una errata gestione dei tempi da parte di noi genitori…

Chiariamo un concetto… se un figlio sta male ogni genitore vorrebbe intervenire in modo repentino e deciso per aiutarlo!

Il problema è che questa nostra fretta può far sentire nostro figlio pressato ed obbligato a parlare, quasi come se dovesse confessare un crimine commesso.

E questo clima da interrogatorio può portare solo alla logica conclusione di accentuare una chiusura difensiva

In altre parole, la porta della camera rimane chiusa a chiave!

Proviamo invece una strategia diversa… Introduciamo il problema e quindi aspettiamo, rispettando i tempi di nostro figlio e lasciandogli uno spazio in cui può essere lui a cercare il nostro aiuto.

Mi sono accorto che ultimamente le cose non vanno bene, che sei spesso triste e che non esci più… Mi dispiace che tu ti senta così. Quando vuoi parlarne io ci sono!

Si può parlare di ogni cosa!

Sembra scontato… ma in realtà esistono argomenti che spaventano anche noi adulti e che potrebbero portare ad un’altra reazione di chiusura, questa volta da parte nostra.

Certamente l’argomento che più spaventa noi genitori e per il quale non siamo mai preparati riguarda il pensiero della morte

Questa tematica, connessa alle idee suicidiarie, è in realtà piuttosto comune in adolescenza (soprattutto a livello di fantasia) e comincia ad affacciarsi già in preadolescenza, non solo in caso di depressione. 

Nel caso di una patologia si assiste però al passaggio da un semplice pensiero ad una possibilità reale…

E’ importante che noi genitori non ci sottraiamo all’argomento e forniamo il nostro supporto e la nostra capacità di comprendere.

E’ un argomento sul quale non possiamo lasciarli soli…

Cerchiamo un aiuto esterno!

Con la depressione non si scherza… soprattutto con i ragazzi.

Nel caso temiamo che nostro figlio soffra di depressione non dobbiamo quindi esitare a chiedere aiuto, facendo riferimento alle figure che conosciamo (in genere il pediatra) e muovendoci per individuare gli specialisti più indicati per aiutarci a fronteggiare il problema (neuropsichiatra infantile e psicologo).

Ricordiamoci sempre che nostro figlio sta male e che ha bisogno di capire cosa non va e di decifrare il suo malessere.

Non dobbiamo avere paura di chiedere aiuto!

In questo articolo ci siamo interrogati su quali siano le più comuni resistenze che i nostri figli preadolescenti possono mostrare in caso di depressione e su come aggirarle per riuscire ad aiutarli.

Ricordiamo quindi di mantenere aperto il dialogo, di rispettare i tempi dei nostri ragazzi, di non chiuderci di fronte ad argomenti difficili come la morte e di chiedere aiuto ad un professionista.

IN BOCCA AL LUPO!

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