Gestire il conflitto con un bambino: le regole per litigare “bene” con i figli

Hai un bambino che ti provoca e ti fa arrabbiare? Tuo figlio non ti ubbidisce? Se sei la madre o il padre di un bambino che sfida il conflitto è all’ordine del giorno. In questo articolo affronteremo insieme questa difficile tematica e cercheremo di stabilire delle regole che ci permettano di litigare nel modo migliore possibile!

La prima cosa da sapere sul conflitto, anche e soprattutto di quello tra genitori e figli, è che si tratta di un qualcosa di inevitabile!

Non si tratta quindi di riuscire a non litigare mai quanto piuttosto di imparare a gestire i conflitti in modo costruttivo…
 
Vediamo allora quali sono alcune regole per litigare… bene! 

1- Per cosa litighiamo?

La prima regola da seguire per litigare bene è quella di cercare di circoscrivere l’oggetto della discussione.

Dobbiamo quindi evitare di rinvangare il passato così come cercare di non estendere la critica identificandola con l’interlocutore.

Se riusciremo a focalizzare l’oggetto della discussione sarà possibile attivare un confronto di opinioni al fine di trovare un possibile accordo.

Quando invece il conflitto si sposta sul passato (“anche quella volta anni/mesi fa hai fatto questo…”) o sul giudizio dell’intera persona (“fai sempre così …. sei così..”) il conflitto diventa difficilmente risolvibile.

Ricordiamoci poi che il passato non è modificabile e che quindi dovrebbe essere usato come modello di confronto e non come fonte di recriminazione.

Se invece estendiamo il conflitto mettendo in discussione il valore della persona (nel caso specifico nostro figlio) che abbiamo di fronte questi non potrà che andare sulla difensiva rendendosi ancor più inaccessibile alla comunicazione.

Teniamo poi presente che utilizzare un linguaggio connotativo in negativo con un bambino o un adolescente può essere deleterio perché corriamo il rischio che nostro figlio letteralmente si identifichi con quanto gli diciamo.

2- Ed io come mi sento?

Una seconda regola per litigare bene è quella aiutare l’altro a capire come ci sentiamo. Dovremmo quindi comunicare i nostri sentimenti, come il comportamento dell’altro ci fa sentire, piuttosto che muovere delle accuse o esprimere giudizi negativi nei suoi confronti.

Difficilmente nostro figlio sarà portato a interessarsi veramente a noi se si sente attaccato e svalutato.

Molto probabilmente invece assumerà un atteggiamento difensivo e magari si ritroverà ad attaccarci a sua volta e in questo modo la discussione rischierà di diventare un’escalation, una guerra di potere che sfiancherà entrambi senza portare a nessuna soluzione.

3- Ricordiamoci poi delle regole di una “buona” comunicazione:

  • non interrompiamo nostro figlio mentre sta parlando, cerchiamo invece di ascoltare cosa ci dice ed aiutiamolo a capire.
  • non rispondiamo alle provocazioni con altre provocazioni o daremo il via ad una vera e propria escalation!
  • evitiamo di “inscenare” litigi e conflitti davanti ad amici e parenti.
  • manteniamo la distanza fisica e, se necessario, alziamoci in piedi per ribadire al bambino il nostro ruolo di adulto.
  • non sfruttiamo i punti deboli utilizzando un linguaggio connotativo.
Teniamo infine presente che le situazioni che più ci irritano sono in realtà quelle che maggiormente sollecitano le nostre stesse fragilità. 
Non è quindi il conflitto in sè a farci perdere la testa quanto piuttosto il rimando, più o meno esplicito, a situazioni già vissute e per noi particolarmente difficili.
È quindi bene, se ci riusciamo, fermarci a pensare prima di controreagire.
 
Citando Jung: “Tutto ciò che ci irrita negli altri, può portarci a capire noi stessi”.
 

Se riusciremo a tenere a mente e ad applicare queste semplici ma per nulla scontate regole allora potremo gestire il conflitto in modo più sano e costruttivo.

In bocca al lupo!

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