Tolleranza alla frustrazione… di cosa si tratta?

Quanto è giusto proteggere sempre i nostri bambini? Qual è il confine tra accontentarli e viziarli? Perché se esponiamo i nostri piccoli a qualche frustrazione ci sentiamo in colpa?

Il concetto di tolleranza alla frustrazione fa riferimento alla capacità di bambini, ragazzi ed anche adulti di rapportarsi con una situazione di stress o di attesa riuscendo a gestire le emozioni collegate a tale situazione.

In altre parole riusciamo a tollerare la frustrazione quando siamo in grado di gestire la fatica che genera dall’aspettare che un desiderio venga soddisfatto oppure quando ci rassegniamo a rinunciare a qualcosa che vogliamo.

Un buon esempio riferito al mondo dei nostri bambini potrebbe essere quello dell’attesa della mattina di Natale, un lungo periodo (il mese di dicembre) nel quale i nostri piccoli devono convivere con forti aspettative ma anche con la necessità di aspettare per veder arrivare i loro regali (posticipazione del desiderio).

Ma quanto è utile che i nostri bambini imparino a tollerare la frustrazione? E’ davvero necessario esporli a questi sentimenti? Non sarebbe più giusto accontentarli e proteggerli?

Rispondere a queste domande non è semplice…

Dobbiamo infatti ricordare che nell’ambito educativo prima di tutto ci vuole equilibrio, anche quando parliamo di due concetti già approfonditi come protezione ed esposizione (ti sei perso il post? Clicca qui!).

In linea di principio lasciare che un bambino sperimenti una quota fisiologica e sana di frustrazione è un esercizio importante per il suo sviluppo psicologico e morale.

Tutto sta nel definire a quanto ammonta questa quota fisiologica

Se per esempio nostro figlio ha distrutto il suo trenino giocattolo e corre da noi implorandoci di ricomprarne un altro accontentarlo immediatamente potrebbe essere un passo falso.

Allo stesso modo, se ha difficoltà nei compiti sarebbe opportuno aiutarlo a trovare delle strategie piuttosto che mettersi a risolvere gli esercizi al posto suo, anche se il bambino ci manifesta frustrazione ed insofferenza.

Anche se nostri figli possono avere reazioni negative ed esagerate per le conseguenze delle loro azioni non è detto che sia sempre necessario intervenire…

Queste emozioni, per quanto difficili e “fastidiose”, devono comunque essere sperimentate sia per aiutare i nostri piccoli a capire quando sbagliano (associazione di eventi ad emozioni negative) sia perché sperimentare rabbia, frustrazione e senso di colpa aiuta a capire come gestire questi vissuti senza venirne sopraffatti.

Un esperienza indispensabile per costruire un bagaglio emotivo che li aiuterà da adulti a diventare emotivamente competenti.

Ovviamente non parliamo di eventi catastrofici o di situazioni troppo grandi per essere gestite da un bambino quanto piuttosto di piccole frustrazioni, legate al quotidiano e praticamente inevitabili!

Ma quindi a cosa serve esporre i nostri bambini a piccole frustrazioni?

Quando di fronte ad un piccolo evento stressante noi genitori non interveniamo prontamente ad accontentarne le richieste, il nostro bambino si verrà a trovare in una situazione potenzialmente scomoda in cui deve capire cosa fare…

Dover gestire dei piccoli problemi, come riuscire a completare un puzzle o imparare ad allacciare le scarpe, è uno stimolo importante per escogitare nuove soluzioni.

Lasciamo quindi che i nostri piccoli sperimentino e facciano anche l’esperienza del non riuscire subito, ovviamente senza esagerare…

Dai fallimenti, procedendo per tentativi ed errori, piano piano capiranno qual è la strada da seguire. 

Uno stimolo non solo a costruire strumenti per affrontare il quotidiano (allacciarsi le scarpe, fare la cartella, organizzarsi nei compiti…) ma anche e soprattutto nell’imparare a convivere, tollerare e gestire le emozioni negative che derivano da una realtà che non sempre corrisponde ai nostri desideri.

Uno stimolo a sviluppare perseveranza e resilienza, una capacità di cui tanto abbiamo parlato…

Ma se non aiuto mio figlio quando ha bisogno di me divento un cattivo genitore?

Come già scritto in precedenza dipende…

Soprattutto da quanto è grave il bisogno dei nostri bambini e quanto è grande la frustrazione cui li stiamo esponendo.

Non bisogna mai lasciare solo un bimbo di fronte ad lutto, ad un incidente o ad un forte cambiamento nella sua vita (trasloco, ospedalizzazione, nascita di un fratellino…)…

Quando però parliamo di mettere via i giochi, di fare i compiti, di mettere in ordine prima di guardare i cartoni ci rendiamo contro che stiamo facendo riferimento a frustrazioni di ordine di grandezza completamente diverso.

Di fronte a situazioni così comuni nel nostro quotidiano e non così difficili da gestire per i nostri figli possiamo anche mettere da parte il nostro senso di colpa nel non essere sempre presenti e lasciare spazio ai nostri bambini.

Dopotutto, lasciare che in situazioni selezionate se la cavino un po’ da soli è un grande atto di fiducia nei loro confronti…

In questo articolo abbiamo compreso come l’esposizione dei nostri figli a piccole frustrazioni sia non solo inevitabile ma anche utile per lo sviluppo di resilienza e capacità di tollerare le emozioni negative.

Facciamo però sempre attenzione a distinguere eventi gravi da situazioni che i nostri piccoli possono imparare a gestire anche da soli…

In bocca al lupo!

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